APOLOGIA DEL MATRIMONIO ETIMOLOGICAMENTE INTESO

di Niccolò Saul Todini

Gli slogan LGBT
"Estendere i diritti", "Uguaglianza e lotta contro la discriminazione", "Matrimonio per tutti". Sono questi gli slogan a cui ricorre oggi il "mondo LGBT... e tante altre lettere" per sovvertire la nostra società e l'ordinamento giuridico di quante più nazioni.
Ma cosa nascondono questi slogan? Se le parole hanno un significato, conviene rinverdirlo per non essere indotti a seguire un ragionamento fallace.
 
"L'estensione dei diritti"
"Estendere i diritti" significa attribuire a determinate persone delle potestà e/o facoltà - che altrimenti non avrebbero - di cui già dispongono altri soggetti. Nel caso in esame, i fautori dello pseudo-matrimonio omosessuale ritengono che l'estensione del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso sia necessario in quanto "gli omosessuali non possono sposarsi". Tale assunto è falso e completamente infondato.
Invero ogni persona adulta, celibe o nubile, vedovo o vedova, può convolare a nozze, a condizione che il nubendo sia del sesso opposto. Ad oggi anche chi si autodefinisce omosessuale può sposarsi: il punto è che deve necessariamente farlo con una persona appartenente all'altro sesso. Tra l'altro, nessuna autorità civile impedisce alla persona con orientamento sessuale non eterosessuale di convolare a nozze con un partner del sesso opposto. 
Ma è forse questo un limite ingiusto?
I limiti alle libertà individuali
L'ordinamento giuridico pone molti limiti alla libertà del singolo. Un minorenne non può guidare; la lista che non raggiunge la soglia di rappresentanza non può sedere in parlamento; il cacciatore deve essere in possesso di una licenza e sparare soltanto durante alcune stagioni etc. Tutti questi impedimenti vengono elevati per tutelare un particolare bene giuridico: che sia l'incolumità dei soggetti che circolano sulla strada, la governabilità del Paese o la preservazione della fauna selvatica. In questi casi i desideri dei singoli non possono essere soddisfatti: bisogna tutelare un bene più grande.
E quindi, per quale motivo bisognerebbe porre un limite all'estensione del matrimonio alle coppie omosessuali? Esiste un bene più grande da difendere? Per capirlo, occorre aver chiaro cosa si intenda per matrimonio.
 
Definizione di matrimonio
Matrimonio viene da mater-munus, ossia dovere/compito della madre, corrispondente a quello di crescere ed educare i figli. Fin dalle origini, quindi, il matrimonio è visto quale luogo naturale della generazione ed formazione della prole.
Il matrimonio - inteso come rapporto matrimoniale e non come atto delle nozze - è così definito:
1) "Unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie" (Treccani);
2) "Unione legittima tra un uomo e una donna che di fronte a un pubblico ufficiale o a un ministro del culto si impegnano a vivere in comunione, e quindi a formare una famiglia, procreare figli, allevarli ed educarli" (Repubblica.it).
 
Gli elementi costitutivi del matrimonio
Entrambe le definizioni rintracciano la presenza di elementi costitutivi nel matrimonio, catalogabili alcuni come presupposti, altri come finalità.
Presupposti:
1) Unione (sotto molteplici aspetti: fisica, morale, legale, sprituale);
2) Coabitazione (vita in comune/completa comunità di vita);
3) Complementarità sessuale (uomo e donna);
4) Rilievo pubblico (autorità civile o ecclesiastica);
Finalità:
5) Formazione di una nuova famiglia, intesa come nuovo nucleo sociale;
6) Procreazione, crescita ed educazione dei figli, cui consegue la perpetuazione della specie umana.
Va evidenziato che anche il fine della filiazione - per quanto a volte capita che non si generi alcun figlio - sia comunque sempre potenzialmente presente nella coppia uomo-donna, fisiologicamente capace di procreare.
 
Alcune conseguenze pratiche dell'approvazione del "matrimonio gay"
"Estendere i diritti" implicherebbe, in realtà, attribuire non soltanto agli omosessuali ma ad ogni persona di qualsivoglia orientamento sessuale la possibilità di sposarsi sia con una persona del sesso opposto sia con una persona del suo stesso sesso. Con le conseguenze che ad esempio un individuo, una volta divorziato, potrebbe risposarsi proponendo non necessariamente lo stesso modello sessuale del primo matrimonio, perciò passando da "prime nozze eterosessuali" a "seconde nozze omosessuali", e viceversa. 
E ancora: i figli nati dal primo matrimonio, in caso di padre divorziato che si "risposasse" con un uomo, si ritroverebbero, se affidati alle cure paterne, a convivere con lui e col di lui compagno (anzi:"sposo"), a mo' di patrigno.
 
La rivoluzione del concetto di matrimonio
Estendere i diritti significherebbe implicitamente modificare alla radice il concetto di matrimonio. Ammettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso comporterebbe eliminare dalla definizione l'aspetto della complementarità sessuale e della procreazione, crescita ed educazione dei figli.
In altre parole, l'istituto del matrimonio verrebbe ridefinito: questa modifica si applicherebbe a tutti i matrimoni, sia tra persone di sesso opposto che tra persone dello stesso sesso, sia per quei matrimoni già contratti che per quelli futuri.
 
Soltanto una convivenza riconosciuta da legge
L'estensione del "diritto al matrimonio" causerebbe la corruzione del concetto di matrimonio, inteso soltanto quale unione e coabitazione formalmente riconosciuta dall'autorità civile. In altri termini, il "nuovo matrimonio", e quindi tutti i matrimoni, anche quelli già celebrati, sarebbero degradati ad una legale convivenza.
Da questo pseudo-sposalizio sparirebbe la cosa più importante, l'unico bene giuridico da tutelare: la procreazione, la crescita e l'educazione dei figli, cui consegue la perpetuazione della specie umana.
 
Le vere vittime: i più deboli, cioè i figli
In questo intruglio ideologico le prime vittime sarebbero i bambini, per i quali - a norma di legge - non esisterebbe più uno spazio naturale dove essere procreati, cresciuti ed educati.
Accettare "l'estensione dei diritti" e la revisione della nozione matrimoniale porta incontrovertibilmente alla distruzione di quella società naturale, di quello luogo prescelto per la venuta al mondo, crescita ed educazione dei figli, che è la famiglia.
Dire sì al "matrimonio gay" significa togliere ai più piccoli il posto migliore per crescere; significa sottrarre loro la spensieratezza della gioventù, la genuinità dell'amore materno e paterno. Creeremmo per legge nuovi orfani, disgregando ancor di più la società e compromettendo il futuro della nostra civiltà.
 
 
Pubblicato il 30 maggio 2015 su: Bios Ethos - Scegli la vita
 

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