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SULL'OBIEZIONE DI COSCIENZA I DATI RACCOLTI DALLA CAMERA DEI DEPUTATI DANNO RAGIONE AI GIURISTI PER LA VITA

 

COMUNICATO STAMPA 12-2014

Da molto tempo la battaglia contro i medici obiettori di coscienza all'aborto viene condotta, fra l'altro, sostenendo che l'alto numero di obiettori impedirebbe un servizio efficiente e facendo intendere che sia assolutamente necessario – per garantire il "diritto" delle donne che intendono abortire – ridurre il numero degli obiettori, mediante concorsi riservati a chi non obietta; qualcuno – sulla spinta di questa presunta "emergenza" – si spinge a sostenere che l'obiezione di coscienza non dovrebbe essere più permessa, perché il giovane che intraprende gli studi di medicina sa fin dall'inizio che il "servizio" che dovrà garantire comprende anche l'uccisione dei bambini non ancora nati a semplice richiesta della madre.
La C.G.I.L. ha trasformato queste chiacchiere in un ricorso al Consiglio Sociale Europeo, in cui si sosteneva che il diritto ad abortire veniva di fatto negato e che i medici non obiettori di coscienza erano costretti a turni massacranti per garantire il servizio ed impediti a dedicarsi ad altre specialità.
Chiacchiere, appunto: i Giuristi per la Vita, che sono intervenuti per conto di numerose associazioni, hanno facilmente dimostrato – dati ministeriali alla mano e sulla base di ricerche scientifiche – che il numero dei medici non obiettori è ampiamente sufficiente per garantire il triste servizio abortivo, anche perché gli aborti chirurgici legali sono drasticamente diminuiti; che ogni medico non obiettore ha un “carico” di aborti di poche ore all'anno; che la CGIL volutamente ha fatto confusione tra garanzia di effettuazione degli aborti in ogni ospedale – pretesa assurda, che non esiste per nessuna specialità chirurgica – e stessa garanzia all'interno di ogni ASL: cosicché si grida allo scandalo perché in uno o in un altro ospedale non si effettuano più aborti, senza tenere conto che, nella stessa città o a pochi chilometri di distanza, il servizio è garantito, tralasciando anche il fatto che la stragrande maggioranza degli interventi non sono urgenti e, quindi sono programmati.
Ecco che la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, con una risoluzione approvata il 6 marzo scorso all'unanimità (salva l'astensione dei deputati di SEL), mette nero su bianco che quanto sostenuto dai Giuristi per la Vita è esatto.

Leggiamo qualche brano della Risoluzione: «In relazione ai tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento (indicatore di efficienza dei servizi) la percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è leggermente aumentata rispetto a quella riscontrata nel 2010 ed è diminuita la percentuale di IVG effettuate oltre 3 settimane, persistendo tuttavia una non trascurabile variabilità tra regioni; (…) la percentuale degli
obiettori di coscienza, specie fra i ginecologi, mantiene livelli elevati, più di due su tre, passando dal 58,7 per cento del 2005 al 71,5 per cento del 2008, per ridiscendere al 70,7 per cento nel 2009 e al 69,3 per cento nel 2010 e nel 2011; (…) l'esercizio del diritto all'obiezione di coscienza ha riguardato elevate percentuali di ginecologi fin dall'inizio dell'applicazione della legge n. 194, con un aumento percentuale del 17,3 per cento in trenta anni, a fronte di un dimezzamento delle IVG nello stesso periodo; secondo la relazione i numeri complessivi del personale non obiettore sono considerati comunque congrui rispetto al numero complessivo degli interventi di IVG e che eventuali difficoltà nell'accesso ai percorsi IVG sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all'interno di ciascuna regione».
L'indicatore dell'efficienza del servizio è aumentato negli ultimi tre anni! Sì, perché, nel 2011, il 60% degli aborti avviene entro 14 giorni dal rilascio del documento: quindi entro una settimana dal primo giorno utile (la 194 prevede un'attesa di sette giorni tra rilascio del documento e esecuzione dell'intervento)! Conoscete qualche altro intervento chirurgico non urgente che presenta un dato del genere?
Esistono regioni in cui l'aborto non viene garantito? Assolutamente no! Esistono casi di aborto negato ad una donna che lo richiedeva: assolutamente no! La Commissione non ne fa alcun cenno.
E i medici non obiettori così stressati dall'ininterrotto lavoro di uccisione di bambini?
Leggiamo: «Va considerato che nel 2011 il carico di lavoro è di 1,7 IVG a settimana», quindi un carico di poche decine di minuti ogni settimana (sì, uccidere un bambino non ancora nato è un lavoro molto veloce).
Naturalmente questi dati così clamorosi – che il Ministero della Salute raccoglie da tutte le Regioni – sono assai scomodi per chi ha sempre additato l'obiettore come il nemico delle donne che abortiscono, l'integralista “fissato” con la tutela dell'embrione: e così la Commissione deve nascondere il suo imbarazzo circondandoli di dubbi: «risulta necessaria una verifica considerando che i dati relativi al numero dei non obiettori potrebbero risultare
sovrastimati rispetto alla realtà, poiché, non essendo obbligatorio comunicare all’azienda sanitaria di competenza la scelta di obiezione di coscienza, potrebbero essere considerati non obiettori tutti i ginecologi che non hanno mai espresso obiezione semplicemente in quanto la loro attività istituzionale non prevede la pratica delle IVG; (…) proprio allo scopo di avviare un monitoraggio relativo alle singole strutture ospedaliere e ai consultori e di individuare eventuali criticità nell’applicazione della legge, con particolare riferimento all’aspetto riguardante l’obiezione di coscienza, è stato attivato nel 2013, presso il Ministero della salute, un «Tavolo tecnico» a cui sono stati invitati gli assessori regionali».
Le criticità sono "eventuali", i ginecologi non obiettori "forse" sono di meno … ma i dati dell'efficienza del "servizio" sono quelli, e non si possono  cambiare.
Quando il furore ideologico si scontra con la realtà, talvolta l'impatto è molto violento.

IL PRESIDENTE
Avv. Gianfranco Amato

 


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