CLICCARE SULL'IMMAGINE PER COLLEGARSI IN STREAMING

 

 PER RIVEDERE LE TRASMISSIONI CLICCARE QUI

 

TESTO DELL'ESPOSTO CONTRO LA COREOGRAFIA "VICTOR"

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI BOLOGNA
Via Garibaldi, 6 - 40124 Bologna


PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PERI I MINORENNI DI BOLOGNA
Via del Pratello, 36 - 40122 Bologna


QUESTURA DI BOLOGNA
Piazza Galileo Galilei, 7 - 40123 Bologna


AUTORITA’ GARANTE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
Via di Villa Rufo, 6 - 00196 ROMA


SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI BOLOGNA
Piazza Maggiore, 6 - 40124 Bologna


SINDACO PRO TEMPORE DEL COMUNE DI BOLOGNA
Piazza Maggiore, 6 - 40124 Bologna


ESPOSTO


Il sottoscritto Avv. Gianfranco Amato (...), in qualità di Presidente e legale rappresentate dell’associazione Giuristi per la Vita (...)


ESPONE


quanto segue.
A Bologna dal 23 ottobre all’8 novembre si tiene l’undicesima edizione del Gender Bender, festival gay-lesbico, il cui titolo quest’anno è “Il pelo nell’uovo”. Attira l’attenzione, in particolare, uno spettacolo, più precisamente una coreografia, intitolata “Victor”, che vede protagonisti un adulto e un bambino (si tratta del ballerino professionista Steven Michel e del tredicenne Viktor Caudron).
Tale spettacolo era in programmazione venerdì 1 e sabato 2 novembre presso i “Teatri di Vita”, in via Emilia Ponente n.485. Nella presentazione dello spettacolo (scaricabile dal sito web) si legge: «Un uomo e un bambino danno vita a un duetto di corpi. Il primo ha già percorso un lungo cammino; il secondo vuole crescere il più in fretta possibile. Il risultato è una prova di potere giocata con armi impari. A fronteggiarsi sono la grandezza e l'onestà, la forza e l'innocenza, che in fondo non desiderano altro che incontrarsi a metà strada».
Parimenti ha destato perplessità l’immagine fotografica, che si evince dallo stesso sito web, in cui l’uomo e il bimbo sono avvinghiati in un particolare abbraccio, quasi a “fondersi” in un unico corpo.

Secondo programma, la citata kermesse Gender Bender intende promuovere le relazioni omosessuali e l’ideologia del gender. La coreografia in questione ha come protagonisti un uomo adulto e un bambino dello stesso sesso. In questo contesto, le immagini proposte già di per sé non possono non essere lette come strumento di propaganda di pratiche pedofile. Appare quindi logico ipotizzare la ravvisabilità degli estremi della fattispecie di apologia e istigazione pubblica alla pedofilia, celate da pretesa libertà di espressione artistica.
La documentazione reperita sull’esibizione citata è solo uno stralcio dello spettacolo, ma è comunque sufficientemente rappresentativa della sua natura, sia per le movenze allusive di un’attrazione sessuale tra l’adulto e il bambino, sia per l’”abbigliamento” dei due ballerini. In un passaggio particolare l’adulto è a tergo del piccolo, mentre il bimbo tiene gli occhi chiusi (cfr. http://vimeo.com/72341504). Né appaiono meno evocative le immagini fotografiche sul sito web (cfr. http://www.teatridivita.it/13-14/gallerie-di-immagini/victor/).
Al riguardo è bene da subito sottolineare come il legislatore italiano abbia avvertito l'urgenza di rafforzare la tutela dei minori, in un contesto culturale e mediatico nazionale e internazionale caratterizzato dalla massiccia azione degli “apologeti” della pedofilia. Con la legge 1 ottobre 2012, n. 172, infatti, è stata ratificata la “Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, detta anche “Convenzione di Lanzarote”.
In ossequio all'art. 4 della Convenzione citata, è stata creata una nuova fattispecie criminosa, quella prevista dall’art. 414 bis c. p. (istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia), in base alla quale, tra l’altro, «non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume».
La fattispecie richiama l’art. 609 quater «atti sessuali con minorenne» e dunque sanziona espressamente l'istigazione pubblica e l'apologia della pedofilia.
Orbene nel nostro ordinamento esisteva già una norma che puniva coloro che si rendessero responsabili di istigare pubblicamente alla commissione di delitti. La Corte Costituzionale e la Suprema Corte ritengono tendenzialmente che l’art. 414 c. p. (istigazione a delinquere) sia da considerarsi come reato di pericolo concreto, con ciò bilanciandolo con il diritto di manifestazione del pensiero. «L’apologia punibile ai sensi dell’art. 414 c. p. ultimo comma, del codice penale non è dunque, la manifestazione del pensiero pura e semplice, ma quella che per le sue modalità integri comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti» (Corte Cost., 4 maggio 1970, n. 65).
Il nuovo titolo di reato crea un bene giuridico diverso e più specifico rispetto a quello della più generica norma di cui sopra, che vede giustamente evidenziata e chiarita se non anticipata la soglia di punibilità, anche in ragione dell’uso penetrante e insidioso dei più moderni sistemi comunicativi.
Inoltre, va rilevato come per la medesima kermesse denominata “Il pelo nell’uovo” siano già intervenute le competenti autorità – ed in particolare la Direzione Territoriale del Lavoro di Bologna – al fine di garantire la salute fisica e salvaguardare la moralità della minore Olga Bercini, l’undicenne protagonista impegnata in una rivisitazione della celebre “Lolita” di Vladimir Nabokov.
Stupisce come pari attenzione non sia stata prestata al bambino co-protagonista della coreografia “Victor”.
È necessario ricordare che lo Stato italiano, ratificando la Convenzione sui Diritti del Fanciullo approvata in sede Onu il 20 novembre 1989, con la L. 20 maggio 1991, n. 179, si è impegnato a proteggere il minore da qualsivoglia «lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale» (art. 32).
Tali aspetti di tutela, sopra soltanto accennati, e ben noti alle Autorità competenti anche in relazione alle vigenti norme nazionali, valgono sia per il piccolo attore, sia per possibili spettatori minorenni.
Tutto ciò premesso, l’associazione Giuristi per la Vita, ut supra rappresentata,


CHIEDE

alla competente Autorità Giudiziaria di voler acquisire il video integrale dello spettacolo de quo, e ogni altra informazione e documentazione relativa, al fine di accertare se sia configurabile la fattispecie di cui all’art. 414 bis. c. p. (istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia). Chiede, altresì, a tutte le Autorità pubbliche interessate di voler tempestivamente intervenire secondo le proprie competenze e i doveri ex lege loro incombenti, adottando i relativi provvedimenti del caso.


Roma, li 4 novembre 2013

Con Osservanza


Avv. Gianfranco Amato

Informazioni aggiuntive

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.