MARCO COBIANCHI SU SIMONCINI SI È CERTAMENTE SBAGLIATO

di Gianfranco Amato

Marco Cobianchi su “Italia Oggi” riferisce di un intervento udito mentre vagava tra le gremite sale del Meeting ciellino di Rimini. La voce era quella del Prof. Andrea Simoncini, docente di diritto costituzionale a Firenze, mentre le parole che hanno colpito Cobianchi sono state le seguenti: «Il vero tradimento di Giuda non è stato quello di consegnare Gesù ai gendarmi, ma quello di non aver voluto credere ai suoi occhi, e cioè che Gesù faceva i miracoli. Quindi il suo primo tradimento è verso la realtà, non verso Gesù». Giacché il tema trattato era quello relativo ai «nuovi diritti», Cobianchi se chiesto cosa c’entrasse l’uscita di Simoncini sul tradimento della realtà, e si è dato questa risposta: «Secondo me c'entra, perché non si può negare che la realtà sia diversa da come anche i ciellini vorrebbero che fosse. Come noi tutti vorremmo che fosse. Se non si riconosce che la realtà è diversa, si tradisce. Se si vuole imporre ciò che si ha in testa a ciò che si ha di fronte agli occhi, allora si diventa violenti. E’, invece, ciò che si ha di fronte agli occhi, che si impone a ciò che hai nella testa sennò, oltre che traditore, sei pure un pirla». Secondo Cobianchi, quindi, Simoncini sarebbe un cinico positivista che riconosce ai giuristi il solo compito di regolare gli effetti di una realtà che si autodetermina e si impone oggettivamente, risultando “ideologico” ogni tentativo di modificarla, o di impedirne l’avveramento, in quanto tale tentativo si risolverebbe nell’arbitraria e violenta imposizione di una particolare Weltanschauung non condivisa dalla totalità dei soggetti di diritto. Non possiamo credere che Simoncini abbia in testa un simile pensiero, e Cobianchi si è certamente sbagliato.

Come ricordava Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, nella prefazione al mio libro “Omofobia o Eterofobia?” (Ed. Fede e Cultura) «oggi assistiamo al tentativo di una vera e propria rivoluzione antropologica, e non è possibile assistere passivamente alla tragedia che ci è di fronte». Secondo l’interpretazione di Cobianchi, invece, Simoncini sosterrebbe che opporsi a questa rivoluzione significa pretendere l’imposizione di un modello di vita non condiviso da tutti. Ma questa è l’obiezione che da decenni viene rivolta ai cattolici dai corsivi di Repubblica, dall’intellighenzia laicista, dagli intellettuali di sinistra à la page, dai radicali, e persino da tutto quel sottobosco anticlericale che arriva fino all’Unione Atei e Agnostici Razionalisti. No, ci rifiutiamo di pensare che Simoncini possa essere associato a quella compagnia. Cobianchi si è certamente sbagliato. Seguendo sempre il ragionamento pubblicato su “Italia Oggi”, una volta che la rivoluzione antropologica di cui parla mons. Negri, da potenziale diventasse definitiva, assurgerebbe alla dignità di “realtà”, che come tale – secondo l’interpretazione del pensiero di Simoncini – andrebbe semplicemente riconosciuta in virtù della sua irrefragabile cogenza. Tradotto significa che si deve prendere atto non solo di matrimoni e adozioni gay, fecondazione eterologa, eutanasia, ma anche di clonazione, creazione di ibridi e chimere, e persino della depenalizzazione dell’incesto, qualora passasse la proposta di legge S.1155 depositata presso la Commissione Giustizia del Senato. Simoncini sosterrebbe, in definitiva, che opporsi a questi tentativi significa imporre valori e principi ad altri che non li condividono (e questa sarebbe violenza ideologica), mentre cercare di modificare gli effetti devastanti che ne derivano quando i tentativi riescono, significherebbe “tradire” la realtà, o più prosaicamente, come scrive Cobianchi, essere dei pirla. Ancora una volta non possiamo credere che Simoncini pensi queste cose. E ancora una volta Cobianchi si è certamente sbagliato.
Ci sono, poi, tre ulteriori obiezioni all’interpretazione di Cobianchi. La prima si può evidenziare con una domanda: è più ideologico chi difende la realtà nella sua oggettività, così come ci è stata consegnata dalla natura, o chi pretende di alterarla e sostituirla con costruzioni artificiali, frutto del desiderio, di una moda, di un periodo storico, di una cultura, di una filosofia, di una politica, o anche di una Chiesa? In pratica, è più ideologico, ad esempio, chi riconosce difende il dato naturale – che peraltro connota da sempre la nostra civiltà – secondo cui la famiglia è composta da un uomo e una donna ed è finalizzata alla procreazione, e un bambino per il suo pieno e ordinato sviluppo ha bisogno di un padre e di una madre, o è più ideologico chi pretendere di alterare questo dato oggettivo di natura sulla base di un criterio meramente soggettivo e fluido? In questo caso, chi è il vero “traditore” della realtà?
La seconda obiezione nasce dal fatto che una posizione come quella che Cobianchi mette in bocca a Simoncini mostra una concezione utopistica di una realtà che si autodetermina e si autoimpone senza tener conto di due fattori: il peccato originale e la libertà dell’uomo. Non considerare questi due elementi significa commettere un tragico errore, come la storia dell’umanità ha insegnato ogniqualvolta si è registrata la pretesa di modificare a proprio piacimento la realtà in nome del “liber arbitrium”. Proprio oggi che ricorre la festa di Sant’Agostino possiamo cogliere l’occasione per ricordare ciò che quel campione di realismo cristiano aveva capito già 1.600 anni fa, quando, nel suo scritto Contra Academicos, affermava che l’uomo non può essere perfetto e non può pretendere di creare una realtà perfetta se non raggiunge il suo fine, che è quello di cercare con tutto l’impegno la verità di Dio. Ma spiegava pure che per quanto l’uomo cerchi di essere perfetto e di creare cose perfette, è tuttavia destinato, a causa del peccato originale, a restare sempre “umanamente uomo”: «Perfectum, sed tamen hominem». E sempre il Vescovo d’Ippona ci ricordava che una legge umana ingiusta è nulla e obbliga, peraltro, i cristiani ad opporvisi: «Lex esse non videtur quae iusta non fuerit» (De libero arbitrio, I, 5, 11: PL 32, 1227).
La terza obiezione deriva dal sospetto che la tesi del primato della realtà e dei nuovi diritti, nasconda, in verità, la cinica e opportunistica considerazione per cui non valga la pena ingaggiare battaglie culturali che si ritengono già perse in partenza. A questa considerazione ha risposto magistralmente Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium quando ha scritto: «Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti» (85). Sempre in quel documento il Santo Padre ha parlato espressamente anche della difesa del diritto alla vita: «Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno» (213). E infine il Papa se l’è presa con «la vanagloria di coloro che si accontentano di avere qualche potere e preferiscono essere generali di eserciti sconfitti piuttosto che semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere» (96). Noi non crediamo assolutamente che Simoncini sia un vanaglorioso che si accontenti del potere, ma piuttosto lo consideriamo un coraggioso combattente capace di battersi per difendere il diritto alla libertà, alla vita e all’educazione, da semplice soldato di quello squadrone di cui parla Papa Francesco.
Chiudiamo con un ultimo esempio di drammatica attualità, relativo a ciò che sta accadendo nelle scuole italiane in ordine all’odiosa propaganda della teoria del gender. Su questo punto ancora Papa Francesco, lo scorso 11 aprile alla Delegazione dell’Ufficio Internazionale cattolico dell’infanzia, ha parlato di «sperimentazione educativa sui bambini, usati come cavie da laboratorio, in scuole che somigliano sempre di più a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del secolo XX, oggi sostitute dalla dittatura del “pensiero unico”». Secondo Cobianchi la risposta che Simoncini darebbe al Santo Padre sarebbe: «E’ la realtà, bellezza! E devi fartene una ragione». Anche il Pontefice, quindi, non riuscendo più a riconoscere che questa è la realtà, la tradirebbe, e con lui tutti quelli che tentano di opporsi e di modificarla. No, ci rifiutiamo decisamente di credere che Simoncini possa avere simili idee, che, tra l’altro, oltre ad essere strampalate sarebbero assolutamente ingenerose nei confronti di tutte quelle realtà – Giuristi per la Vita, Unione Giuristi Cattolici, La Manif pour Tous, “Sentinelle in Piedi”, Forum delle Associazioni Familiari, Alleanza Cattolica, Associazione Italiana Genitori, Cammino Neocatecumenale, e tantissimi altri – che da mesi di battono coraggiosamente in difesa della libertà di opinione, della libertà religiosa, e della libertà di educazione. Non possono essere liquidati come “traditori”, “fanatici ideologizzati”, o “pirla”. No, Cobianchi si è certamente sbagliato. E siamo sicuri che quanto prima Simoncini lo smentirà.

 

Pubblicato su "CulturaCattolica.it" del 28 agosto 2014

 

Leggi qui l'articolo di Marco Cobianchi

 

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