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IL GRAVE #TRADIMENTO DI ANGELINO ALFANO

di Gianfranco Amato

Impareggiabile il commento del ministro dell’interno Angelino Alfano circa la sua sciagurata decisione di votare la fiducia al governo sul maxiemendamento sostitutivo del ddl CIrinnà: «Abbiamo fermato una rivoluzione contro natura e antropologica». Ipse dixit! Occorrerebbe chiedersi, però, a quale “natura” il ministro faccia riferimento. Non certo la legge naturale. Ad Alfano – che pare si definisca “cattolico” – potremmo ricordare l’art. 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica, il quale espressamente prevede che «gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale». Perché contro natura? Perché, dice sempre il Catechismo in quell’articolo, tali atti «precludono all'atto sessuale il dono della vita», «non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale», e quindi  «in nessun caso possono essere approvati». Talché l’art.1867 dello stesso Catechismo dichiara «il peccato dei Sodomiti», come uno dei cinque gravi peccati che «gridano verso il cielo» (sostituendo la vecchia dizione di «vendetta al cospetto di Dio»).

 

Ora il nostro ineffabile ministro ci vuol far intendere che sia perfettamente coerente alla legge naturale far assurgere il rapporto innaturale, privatamente instaurato tra due adulti dello stesso sesso, a relazione sociale prevista ed approvata dalla legge, al punto da divenire, attraverso l’unione civile, un formale istituto giuridico del nostro ordinamento. Anzi, di più. Si pretende per legge che esso diventi una formazione sociale di rilievo addirittura costituzionale. Basta leggere l’incipit del maxiemendamento, ovvero il primo comma dell’articolo unico: «La presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione». Anzi, ancora di più. Si pretende di introdurre per legge un nuovo modello di famiglia. Basta leggere il dodicesimo comma dell’articolo unico del maxiemendamento: «Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato». Nella lingua italiana il termine “vita familiare” ha un significato inequivoco.

Ora, se consideriamo l’effetto pedagogico della legge, non possiamo non immaginare le ricadute di natura culturale, sociologica, educativa che le norme del maxiemendamento inesorabilmente determineranno per le nostre future generazioni. Come fa il ministro Alfano a non comprendere gli effetti di una simile rivoluzione antropologica. Offriremo ai nostri giovani l’opzione del rapporto omosessuale come modello che lo stesso ordinamento giuridico prevede perfettamente alternativo a quello eterosessuale? Offriremo ai nostri giovani l’opzione della famiglia omosessuale come modello che lo stesso ordinamento giuridico prevede espressamente alternativo a quella eterosessuale? Bisogna che il ministro Alfano lo spieghi a tutti i genitori – e non sono pochi – che oggi protestano vivamente nelle scuole per la prassi già invalsa di introdurre nella modulistica didattica ed amministrativa i nuovi termini di “genitore 1” e di “genitore 2”, sostitutivi di “padre” e “madre”. Con l’approvazione della legge sulle unioni civili questo diventerà inevitabilmente obbligatorio. Il ministro Alfano dovrà anche spiegare a quei genitori “omofobi” che non potranno più lamentarsi se ai propri figli verrà insegnata la filastrocca di “Emma e le sue due mamme”, o se verranno letti gli ormai celebri racconti di Francesca Pardi intitolati “Perché hai due mamme?” e “Perché hai due papà?”. A quel punto sarà doveroso spiegare ai bambini che l’ordinamento giuridico italiano – grazie anche al ministro Alfano e ai suoi pochi ma determinanti senatori – ha introdotto legalmente un nuovo modello di famiglia, il quale rientra legittimamente nell’eventuale possibile novero delle loro future scelte di vita.

Caro ministro Alfano, noi siamo uomini di mondo e comprendiamo tutto ma non possiamo accettare che lei offenda impunemente la nostra intelligenza. Pensi pure a difendere la sua poltrona, però, per cortesia, lasci stare la natura.

 

Pubblicato su "La Croce Quotidiano" del 26 febbraio 2016

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