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[1° maggio] Anche lo sdegno è una virtù

di Gloria Riva

Nei giorni scorsi l'avvocato Gianfranco Amato, in qualità di presidente dei Giuristi per la Vita, ha presentato una denuncia alla Procura di Roma contro lo spettacolo blasfemo messo in scena all'interno del Concerto del 1° Maggio, organizzato dai sindacati Cgil-Cisl-Uil. Si contesta il reato di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone e di cose. Il ricavato di un eventuale risarcimento andrà alle Monache dell'Adorazione Eucaristica del Monastero di San Lazzaro e santa Maria Maddalena a Pietrarubbia (PU). Sulle questioni sollevate da quel concerto, pubblichiamo una riflessione si suor Gloria Riva, delle Monache dell'Adorazione Eucaristica.

I miei ricordi degli slogan del mondo sessantottino (che si è trascinato ben oltre gli anni '70) lasciano affiorare l’immagine di un sacro sdegno contro tutto ciò che era ammantato di borghesia, del quieto vivere che tien celati scheletri negli armadi. Nel politically correct di certo mondo attuale anche e, anzi, soprattutto cattolico, vedo che tale sdegno non ha preso per nulla piede. Al contrario. Sembra che sdegnarsi sia qualcosa di assolutamente superfluo e che, tutto sommato, conviene tacere piuttosto che affermare la propria identità cattolica, i propri valori, perché «non si sa mai che può succedere». Forse si teme di scatenare l’effetto contrario, cioè la persecuzione. Così la persecuzione, quella vera, avanza indisturbata e trova, talora, in noi e nei nostri silenzi i più validi collaboratori.

Mi riferisco in particolare alla recente festa del 1° maggio che ha visto la rappresentazione in piazza san Giovanni a Roma di uno spettacolo blasfemo. Mi ribolle il sangue nelle vene, non tanto per questi poveri attori e/o cantanti da strapazzo che tutto dimostrano fuorché una vera vena artistica e il senso di quel bello, vero e buono che ha costruito la gloriosa storia del teatro anche da parte di autori che cattolici non erano. Mi ribolle il sangue nelle vene, per tutti quelli che hanno taciuto, che non sono saliti sul palco costruito su quella piazza per prendere a ombrellate il novello blasfemo san Francesco.

Come mi è cara l’immagine di quella signora che ha conservato il buon senso comune (virtù tanto rara) e che in piazza san Pietro, di fronte alle Femen che gridavano assurdità contro Benedetto XVI a seno nudo, ha pensato bene di sfoderare il suo ombrello e ripristinare, per quelle poverette, l’antico e sempre efficace metodo «pesta l’ossi» (e non Pestalozzi…).

Davvero una virtù quella dello sdegno! I contenuti del concerto del 1° Maggio, trasmesso da Rai 3, hanno violato la coscienza di molti cittadini italiani, hanno violato la purezza di sguardo e di intenzione di molti giovani che vi assistevano, hanno violato soprattutto il rispetto per la dignità umana e religiosa. E hanno ridicolizzato ciò per il quale, migliaia e migliaia di uomini e donne in tutto il mondo da generazioni e generazioni, hanno dato la vita: l’Eucaristia.
E grazie a chi ha subito preso posizione nei confronti di tali oscenità.

Così si esprimeva l’annuncio di quel Concerto (triste) che intendeva commemorare la festa dei lavoratori: «Il tema di questa edizione del concerto del Primo maggio è il mondo che sta cambiando. In un contesto complesso e dinamico come quello attuale, sia sul fronte nazionale che su quello internazionale, la festa dei lavoratori vuole affermarsi come un grande laboratorio dell’arte, del mutamento, della trasformazione profonda».

Ma dov’è questo grande laboratorio dell’arte, dov’è il mutamento in tutto ciò che si è visto? Ma sappiamo ancora pensare? Giudicare rettamente? Dov’è la trasformazione? Dov’è soprattutto la festa dei lavoratori? Sarà mai possibile che la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani e non, si riducano a festeggiare solo attorno a un condom?

Mi vengono in mente le parole di Pio XII del 1 maggio 1955 in cui decise, profeticamente, di dedicare quel giorno alla memoria di San Giuseppe Lavoratore:
«Da lungo tempo pur troppo il nemico di Cristo semina zizzania nel popolo italiano, senza incontrare sempre e dappertutto una sufficiente resistenza da parte dei cattolici. Specialmente nel ceto dei lavoratori esso ha fatto e fa di tutto per diffondere false idee sull'uomo e il mondo, sulla storia, sulla struttura della società e della economia. Non è raro il caso in cui l'operaio cattolico, per mancanza di una solida formazione religiosa, si trova disarmato, quando gli si propongono simili teorie; non è capace di rispondere, e talvolta persino si lascia contaminare dal veleno dell'errore».

Dal '55 ad oggi l’insufficiente resistenza persiste. Anzi si è ormai radicalmente insediata nell’animo cattolico. E i lavoratori ahimè, come altri grandi temi del dibattito attuale sono solo pretesti, volgarmente e bassamente strumentalizzati per un potere più grande che con la difesa dei diritti umani e della dignità del lavoro poco o nulla hanno a che fare.

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana del 19 maggio 2013

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