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UN'ALTRA GRAVE DECISIONE DI UN TRIBUNALE PER I MINORENNI: DOPO BOLOGNA ANCHE A PALERMO UN MINORE VIENE AFFIDATO A COPPIA OMOSESSUALE

COMUNICATO STAMPA 3-2014

Dopo la già clamorosa vicenda di Bologna, si apprende ora che il Tribunale per i minorenni di Palermo, a seguito di un periodo di prova, ha dato parere positivo all’affido definitivo di un adolescente ad una coppia di uomini omosessuali conviventi.
La notizia è stata resa nota dal Comune di Palermo, che con una conferenza stampa ha annunciato la decisione giuridica sulla nuova realtà familiare del bambino.
Questo ulteriore gravissimo provvedimento – che rischia di divenire una prassi in tutto il Paese – si inserisce, per quanto riguarda il panorama siciliano, in un contesto sempre più preoccupante. Non solo, infatti, il Comune di Palermo ha deciso di introdurre il registro delle coppie omosessuali, ma la stessa Regione Sicilia ha esteso – primo caso in Italia – alle coppie omosessuali Il diritto a mutui agevolati per la casa. In totale spregio, peraltro, della Costituzione italiana.
Anche Il Tribunale per i minorenni di Palermo, come quello di Bologna, non ha considerato che l’ammissione dell’affidamento all’interno di una coppia di uomini omosessuali significa privare deliberatamente il minore dell’esperienza della maternità, ed introdurlo in un ambiente sociale che, proprio per l’assenza della bipolarità sessuale, non favorisce il suo pieno sviluppo umano.
Anche Il Tribunale per i minorenni di Palermo, come quello di Bologna, ha palesemente violato il principio, riconosciuto pure dalla Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo, secondo cui l’interesse superiore da tutelare, in tema di affido, è in ogni caso quello del bambino, la parte più debole e indifesa. Quel documento internazionale proclama, infatti, che «in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve avere una considerazione preminente» (art.3). Quello stesso documento, inoltre, riconosce «il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale» (art. 27). E ancora quel documento sancisce che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità quella di «di favorire lo sviluppo della sua personalità nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità» (art.29).
I Giuristi per la Vita denunciano il fatto che l’incomprensibile latitanza della politica su questa delicata materia lasci spazio ad una pericolosa deriva giurisprudenziale, orientata secondo l’estro creativo di magistrati che si fanno legislatori gay friendly.
Occorre che le istituzioni costituzionalmente deputate a regolare i processi legislativi pongano fine, in maniera ferma e definitiva, a sperimentazioni socio-giuridiche per via giudiziaria, sulla pelle di minori indifesi, che gli stessi Tribunali avrebbero il compito di difendere e tutelare dallo strapotere di adulti senza scrupoli.


IL PRESIDENTE
Avv. Gianfranco Amato

 

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