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L’AVVENTURA DI CHI È ALTRA COSA

di Gianfranco Amato

Diceva il mio Maestro don Luigi Giussani che la cosa più bella che possa accadere ad un uomo è vivere la vita come un’avventura. E se questo si inserisce in un progetto di Dio, allora diventa la più avvincente, intensa, suggestiva e romantica delle avventure. Bella, persino anche quando è faticosa e a volte dolorosa. Questa è l’avventura che ho vissuto finora, che sto vivendo e che continuerò a vivere nella miracolosa esperienza del Popolo della Famiglia.

Ma quando chiedevo al mio Maestro come fosse possibile distinguere un’avventura autentica da un misero progetto personale, lui mi spiegava che esiste un metodo infallibile per verificarlo. E lo faceva con queste parole: «La vita come avventura è davvero autentica solo quando chi calcola le cose non sei tu». Cosa vuol dire questo? Che siamo nelle mani di un Altro. Sarebbe lunghissimo l’elenco di fatti, episodi, circostanze in cui questo si è concretamente manifestato fin dal giorno stesso in cui ha visto la luce il Popolo della Famiglia. Viviamo una condizione di miracolo permanente in cui l’unica cosa che appare davvero evidente è che quello che sta accadendo non dipende da noi, ma è totalmente calcolato da un Altro.

Noi abbiamo la netta percezione di tutto ciò, ed ecco perché possiamo dire che la nostra audacia nasce dalla Grazia. Ecco perché noi non potremmo mai separare l’avventura dal Mistero che la origina, non potremmo mai ridurla ad una domanda di spicciola convenienza, anche se la convenienza si chiama potere, prestigio, onori, cariche, soldi. Noi siamo un’altra cosa!

Vivendo l’avventura umana come ci ha insegnato don Giussani, allora possiamo anche capire che ogni istante della nostra vita quotidiana porta dentro di sé il peso del rapporto con l’Eterno. La cosa stupefacente è vedere come questa percezione sia custodita nel cuore di tutti coloro che hanno deciso di abbracciare l’esperienza del Popolo della Famiglia. Nessuno escluso. Nessuno escluso! Questa è davvero una cosa dell’altro mondo. Basta guardare la meravigliosa iniziativa del “Popolo in preghiera”, che sta mobilitando migliaia di persone in una dimensione spirituale inimmaginabile! Ma davvero qualcuno dotato di u minimo di raziocinio può credibilmente pensare che una simile opera sia scaturita dalle limitate capacità di due poveri sciagurati come Gianfranco Amato e Mario Adinolfi? Due che hanno deciso di sfidare il mondo spietato della politica senza mezzi, senza strutture, senza dipendenti, senza organizzazioni e senza soldi. Solo questo fatto oggettivo rappresenta di per sé la prova evidente che Dio esiste!

Davvero non siamo noi che calcoliamo le cose. Ed è bello vedere che la nostra amicizia nasce proprio da questa comune impotenza a calcolare. Sapere che siamo veramente nelle mani di Dio ci rende più amici.

La parola avventura deriva etimologicamente dal termine latino “ad-ventura”, che significa “qualcosa che sta per accadere”, e quindi che dal futuro entra in noi. Ecco perché possiamo dire che solo attraverso l’avventura può derivare un cambiamento anche della realtà che siamo chiamati a vivere. Solo così possiamo diventare protagonisti di un vero cambiamento, e artefici di una realtà davvero nuova.

Domandiamoci perché il Destino ci ha chiamati a vivere questa esperienza del Popolo della Famiglia. Domandiamoci che senso ha essere stati immersi in questa inaspettata avventura. Domandiamoci qual è il motivo per cui siamo stati incaricati di mobilitare un popolo.

Se Dio ci sta facendo vivere questa particolare esperienza è per un compito più grande, per un’avventura più grande: cioè per una storia, per partecipare a costruire una storia. Solo per questo siamo stati chiamati, con i limiti e i talenti che la Provvidenza ci ha affidati. A ciascuno di noi, singolarmente e personalmente è stato assegnato questo compito, perché ciascuno di noi, singolarmente e personalmente possa partecipare a cambiare il mondo con il proprio volto! Per meno di questo non vale la pena combattere.


Fonte: "La Croce Quotidiano" dell'11 maggio 2016

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